Messico fai da te di Valentino e Loretta


Vai ai contenuti

3° GIORNO DEL RACCONTO DI VIAGGIO 2010 NEL MESSICO DEL SUD-EST

I NOSTRI VIAGGI

panoramica
_______________________________


.....1° giorno
_______________________________

2° giorno
_______________________________

3° giorno ....
_______________________________

4° giorno
_______________________________

5° giorno
_______________________________

6° giorno
_______________________________

7° giorno
_______________________________

8° giorno
_______________________________

9° giorno
_______________________________

10° giorno
_______________________________

11° giorno
_______________________________

12° giorno
_______________________________

13° giorno
_______________________________

Vuoi la musica? Usa il player qua sotto

3° giorno

Ti starai sicuramente chiedendo come mai siamo in questo posto abbastanza sperduto del Tabasco certamente fuori dai classici circuiti turistici...
Le risposte sono due:
La prima è che, per andare da Città del Messico a Campeche avremmo dovuto percorrere circa 1150 chilometri e ci avremmo messo la bellezza di 15 ore. Questo ci ha fatto optare per una tappa piu corta, ovvero Comalcalco.
La seconda è che ha l'unica piramide in cui sono ancora visibili resti di stucco/intonaco realizzato con calce ricavata dalla molitura delle conchiglie. Inoltre nei terreni intorno alla cittadina sono presenti delle aziende di produzione e confezionamento del cacao che sono visitabili.
L'albergo è pulito e i letti comodi, niente di eccezionale, ma avevamo tutte le comodità. Scendiamo al ristorante per fare colazione, come al solito c'è solo l'imbarazzo della scelta, e prendiamo:

1 Desayuno tres 86$
1 Desayuno uno 96$
totale 183$ al cambio 11€ circa.

Desayuno in spagnolo significa colazione, sono tutti e due dei pacchetti accoppiati con carne, uova, fagioli, oppure pancake, frutta, uova, in tutti i casi si tratta di colazioni sostanziose, che spesso fanno in modo di rimanere sazi abbastanza da saltare il pranzo o di ritardarlo di parecchio.
Finito al ristorante, torniamo su a prendere le valigie, le sistemiamo al meglio e torniamo alla hall. Qui paghiamo la camera 800$ circa 50€ e chiediamo se possiamo lasciare l'auto nel parcheggio per andare in piazza a fare qualche foto. Ci rispondono che non è un problema e ci avviamo muniti di macchina fotografica e videocamera. Sono le 10:00 c'è il sole con qualche nuvola, l'aria è fresca ma meno che a città del Messico, lungo la strada principale che ieri sera era deserta c'è un andirivieni di gente affaccendata. Notiamo un negozio strano, vendono elettrodomestici, ma hanno in vetrina anche delle motociclette. Ci sembrano come le nostre vecchie Guzzi, le 150 per intenderci, hanno una parvenza di antico, eppure sono lucidate a specchio e sono indiscutibilmente nuove. Siamo alquanto sorpresi, poichè sulle strade che abbiamo percorso, andare in motocicletta è sicuramente pericoloso, per via dei dossi, delle buche, degli automobilisti ecc... infatti finora non ne abbiamo incrociata nessuna. Poco lontano c'è un signore che si è inventato il mestiere di calendarista, ovvero, con pazienza certosina, fabbrica dei calendari con l'intestazione personalizzata, il periodo è quello pre-natalizio e infatti ne ha tutta una serie in tema. A dire il vero, anche i negozi hanno gli addobbi natalizi e ci fa un certo effetto guardarli in abiti a maniche corte. I colori del Messico sono sempre vividi e questa bancarella ne è un esempio.
Arrivati in piazza e fatta qualche foto alla chiesa, vediamo aggirarsi per il giardino un losco figuro armato di machete affilatissimo. Se ne aggiunge un'altro e ci rendiamo conto che sono i giardinieri del comune, che come potete notare dalle foto, sono anche dotati di tutti i dispositivi di protezione e sicurezza, in particolar modo le scarpe. Ed è ancora più notevole quando uno dei due sale sulla scala e inizia a brandire l'arma contro l'albero impotente, che incassa i colpi e assume la forma circolare che potete vedere. Ma il massimo lo dovevamo ancora vedere... he sì... lo dovevamo proprio vedere. Mentre uno si occupa della pianta l'altro si china e inizia a sfalciare l'erba, direte voi:
Con il tagliaerba vero?
E no!!! Sempre con il machete!!! E la cosa stupefacente è che il prato, nei punti soggetti ad intervento chirurgico, è perfettamente tagliato all'inglese!!! Incredibile.
Giriamo intorno alla piazza e su una panchina ci sono due lustrascarpe, l'immagine ha il sapore di altri tempi, quando le scarpe erano un bene di lusso e dovevano durare per il maggior tempo possibile. Questo mestiere è ancora praticabile in Messico, perchè ci sono ancora tante scarpe di pelle in giro, ma anche perchè tanti possiedono i famosi stivali da cow-boy e vista la polverosità di tante strade, un passaggio sotto alla crema da scarpe non guasta mai.
Ci muoviamo verso l'albergo, sono le 11:00 ed è tardi poichè vogliamo visitare il sito archeologico, una delle fattoria del cacao e percorrere i 400 Km che ci separano da Campeche. Alla hall, ritiriamo le chiavi dell'auto e ci affrettiamo verso le piramidi. In realtà, non sono molto lontane, solo 1 km dalla strada Comalcalco-Paraiso, la deviazione è segnalata, 10 minuti di auto e ci siamo. Cerchiamo di parcheggiare sotto degli alberi per riparare l'auto dal sole che picchia, trovato il posto migliore (ci siamo solo noi) scendiamo e prendiamo l'attrezzatura fotografica. Sentiamo fischiare, ci giriamo verso le costruzioni che formano l'ingresso e vediamo un signore che ci segnala di andare verso di lui e che il parcheggio è a posto. Ci guardiamo di sfuggita con un punto interrogativo sulla testa... chi è e cosa vuole costui??? Ci avviciniamo all'ingresso mentre lo sconosciuto ci viene incontro. Una volta raggiunti, si presenta e ci dice che è la guida ufficiale. Ci scambiamo un'occhiata furtiva di assenso... ma da subito ci ha dato un'impressione strana. Entriamo in biglietteria paghiamo 41$ a testa più 45$ per la videocamera, totale 127$ al cambio 8€ circa e iniziamo la visita. Percorso il viale alberato che dall'ingresso conduce al sito,
ci ritroviamo il tempio I sulla sinistra e iniziamo a fare delle foto/riprese, nel frattempo man mano che andiamo avanti, ci rendiamo conto che Eugenio, la nostra guida è totalmente improvvisata. Alle nostre domande, ci risponde in maniera poco esauriente e senza nessun cenno storico. Della serie che forse ha imparato lui qualche cosa da noi. Poco male, per quanto è un personaggio strano, almeno è simpatico. Attraversata la parte centrale, ci accingiamo a salire la zona sopraelevata, nel mentre il nostro Cicerone, ci declama i versi di alcune sue poesie anzichè descriverci storicamente gli edifici. Ve lo avevamo detto che ci era sembrato strano da subito no? E ci ha raccontato anche la sua vita, per cui zitto non è stato, anzi. Proseguendo la visita, Eugenio inizia a salutare degli operai che armati di mini-tagliaerba si danno da fare per sistemare gli sterminati prati, ai nostri occhi è un pò come voler mietere con le forbici, forse per loro è normale, ma da noi sarebbe paradossale. Continuiamo a salire e arriviamo alla grande acropoli, qui c'è un individuo seduto su una seggiola sgangherata, ci sembra una guardia, di quelle che vigilano sui comportamenti errati dei turisti, lo salutiamo e andiamo oltre, invece Eugenio si ferma a scambiare due parole. Fra le rovine qua in alto, il sole scalda per benino ed infatti ci sono le iguane che si crogiolano al calduccio, si lasciano avvicinare a distanze davvero brevi, evidentemente sono abituate alla presenza umana. Gli riserviamo qualche scatto e iniziamo a scendere con Eugenio. Chiediamo se conosce qualche azienda del cacao e lui ci risponde che non molto lontano da Comalcalco conosce la " Finca Cholula" e che ci accompagnerà volentieri. Memori che il navigatore ieri ha fatto i capricci, ci facciamo accompagnare al municipio, dove speriamo di trovare una cartina del Tabasco, poichè nei negozi non ve ne erano e fra le tante che possediamo questa ci manca. Arrivati in centro, si presenta il problema del parcheggio, dopo vari giri intorno all'isolato si libera un posto, lo vediamo e iniziamo a fare manovra mentre Eugenio dice che è troppo stretto e non ci staremo. Dopo due manovre secche e a parcheggio concluso, egli si complimenta dicendo che Valentino guida molto bene, lui non ce l'avrebbe mai fatta.
Torniamo dal municipio con un nulla di fatto, hanno solo opuscoli informativi



turistici di Comalcalco, allora riprendiamo l'auto e andiamo verso la Finca Cholula,
dove secondo il nostro accompagnatore, doña Marina ci avrebbe preparato il famoso pozol de cacao, che a differenza del pozole (un brodo a base di carne di pollo, maiale e mais) è una bibita a base di acqua, mais crudo, zucchero, ghiaccio e l'aggiunta finale di cacao. Percorriamo qualche chilometro sulla 187 che porta a Paraiso e arriviamo alla Finca dove veniamo accolti dalla propietaria che ci fa visitare il negozio ed assaggiare i vari tipi di cioccolato, dal dolce all'amaro, dal grezzo al raffinato, ma di pozol non se ne parla. La bibita ci ha incuriosito ma la mancanza di tempo (sono circa le 13:00) ci fa rinunciare di chiedere l'assaggio e la visita alle colture, così, compriamo due confezioni di cioccolato salutiamo e andiamo.

Vi ricordiamo che:
il negozio è aperto da martedì a domenica dalle 9:00 alle 18:00
i percorsi guidati da martedì a domenica dalle 9:00 alle 16:00
i prezzi sono 30$ (circa 1,80€) per adulti e bambini
20$ (circa 1,20€) per gli studenti con credenziali.

Ritorniamo sulla 187 dove lasciamo Eugenio che ritornerà a casa in taxi, gli diamo 150$ (circa 9€) e riprendiamo il viaggio muovendo verso Campeche, dove contiamo di arrivare verso le 19:00. Non abbiamo pranzato così iniziamo a sgranocchiare una parte del cioccolato della Finca Cholula, eccellente. La 180 si rivela lenta e piena di lavori in corso, passiamo spesso nei villaggi, costretti
a rallentare a passo d'uomo per le topes e per i vari taxi che sono costruiti per la maggior parte dalle motociclette viste in vendita e modificate come vedete in foto. Vediamo degli ape, anch'essi modificati per trasportare persone, ed è buffo leggere sul retro di questi mezzi, le frasi fantasiose che i proprietari ci scrivono sopra. Spesso incrociamo biciclette a tre ruote con intere famiglie a bordo, oppure con un carico di erba appena tagliata, in ogni caso ce la prendiamo comoda e ci godiamo il paesaggio. In alcune zone si vedono ancora i segni delle alluvioni che hanno colpito il Tabasco e il Chiapas nel novembre 2007. A distanza di 3 anni, stanno ancora lavorando a pezzi di strada strappati via dall'acqua, oppure si vedono abitazioni che sembrano situate in mezzo alle paludi. Secondo tanti è stata una delle peggiori calamità in Messico degli ultimi 50 anni. Alle 17:30 arriviamo al Zacatal, il primo dei due grandi ponti che troviamo sul tragitto. E' a pagamento, costa 65$ (circa 4€) e percorrendolo entriamo a Ciudad del Carmen. Qua ci fermiamo a fare una sosta per sgranchirci un pò e fare il pieno. Mentre paghiamo i 460$ (circa 28€) del carburante, chiediamo al benzinaio quanto manca per Campeche e questi ci risponde circa 1 ora. Risalendo in macchina ci diciamo che forse non ci siamo capiti, perchè dobbiamo percorrere ancora 200 Km e non è possibile farlo in un'ora. E' il Messico, le distanze e il tempo per i nativi sono relativi, chiunque sia passato da questo paese lo avrà notato, ma noi continuiamo a dimenticarlo. Percorsi i 50 km dell'isola del Carmen, arriviamo al secondo grande ponte, La Unidad, che costa 56$ (circa 3,5€) e scende direttamente nella cittadina di Isla Aguada. L'attraversiamo e percorriamo circa 110 km quando un pò prima di Champotòn notiamo un'abitazione in mezzo al nulla. La strada corre dritta come un fuso situata a 100-200 metri dal golfo del Messico, che è sulla nostra sinistra, a destra, verso l'entroterra, a 20-30 metri dal ciglio stradale, ci sono questi due edifici isolati. Da notare che il lungomare ha pochissimi accessi alla spiaggia, per questo i siti che offrono battigia attrezzata, si contano sulle dita delle mani. Il posto è così strano che decidiamo di fermarci a fare qualche foto, ma anche al panorama, il sole sta calando e la luce rischiara il cielo con dei colori davvero belli. Dalla porta del fabbricato sulla destra si intravede la sagoma di una bimba che ci guarda con occhi straniti, così come la mamma, che nel frattempo è uscita fuori a fare qualcosa. Nell'aia ci sono due cagnetti, ed anche loro sono stranamente taciturni e fermi. Ma un particolare cattura la nostra attenzione. I due fabbricati sono costellati di crocefissi disegnati con la vernice, sopra, di fianco alle porte e alle finestre, l'abitazione appare arcana, magari è la casa di un curandero (guaritore) ma non abbiamo una risposta certa. Ammiriamo ancora il tramonto, scattiamo qualche foto e ripartiamo. Finalmente arriviamo a Campeche, sono le 19:15, in perfetto orario. Ci appare subito come una cittadina tranquilla e carina, in stile coloniale. Il navigatore ci guida verso il centro, dove abbiamo visto in internet l'albergo Francis Drake. Costretti dai sensi unici, facciamo due o tre volte il giro dell'isolato a pianta quadrata e regolare, finchè non decidiamo di parcheggiare nei pressi di un incrocio, poichè non troviamo posto. Entriamo nella hall e purtroppo alla reception ci dicono che è tutto pieno per i prossimi giorni. Peccato, il posto ci piaceva. Andiamo avanti e chiediamo nell'ordine all'Hotel America e all'Hotel del Paseo, anche qui tutto pieno. Strano, in genere non sono mai pieni, tranne nelle ricorrenze come Pasqua o Natale. Iniziamo a pensare che i festeggiamenti per il 150° ci daranno qualche problema. In calle 12 c'è il Lopez. Non è ai livelli del Drake e nemmeno degli altri, ma ci soddisfa, anche perchè sono le 19:45, non abbiamo voglia di girare ulteriormente perchè siamo stanchi. Paghiamo 1000$ (circa 62€) per due notti e andiamo su accompagnati dal fattorino che porta una valigia sulla spalla e l'altra a mano perchè non hanno ascensore, noi abbiamo il nostro rispettivo bagaglio a mano e ci sembra pesante. Entriamo in camera, diamo la propina al ragazzo che torna giù ed apriamo le valigie. Sistemiamo qualche cosa non tutto, la stanza normale non è granchè, ma va bene così. Ci rinfreschiamo e alle 20:30 siamo fuori a passeggiare per le stradine del centro in cerca di un ristorante per la cena. Percorriamo la calle 12 fino all'incrocio con la 57 (o Hidalgo) e giriamo a sinistra verso il parco dell'indipendenza, dove c'è anche la cattedrale. Arriviamo quasi alla fine e sotto all'hotel Campeche c'è il ristorante Campeche, sembra buono... entriamo e prendiamo:

1 agua de litro 18$
2 michelada 10$
2 corona extra 50$
1 parrillada de mariscos 264$
Totale compreso propina 376,50$ (circa 23€)

La michelada è una mistura di limone, salsa tabasco, salsa worcester, peperoncino in polvere, salsa di soia. Si beve con la birra, in pratica si mette il sale sul bordo del boccale, la michelada nel bicchiere con ghiaccio e infine la birra. Si mescola ed è pronta, squisita.
La parrillada non è altro che la grigliata e i mariscos sono i frutti di mare. Ci portano una grigliata mista di polipo, seppia, pesce, cappesante e altro, tutto freschissimo e ottimo. Al tavolo vicino al nostro c'è una comitiva di ragazzi e man mano che la serata va avanti continuano ad arrivarne fino ad occupare tutti i posti a sedere. Sembrano studenti, con qualche professore, parecchi dei più giovani sono spagnoli, forse fanno parte di qualche gruppo tipo Erasmus, per lo scambio delle culture. Finiamo la cena, davvero deliziosa e torniamo all'albergo, sono le 23:00 l'ora è giusta per andare a dormire.

Continua al 4° giorno...

MUSICA MESSICO
La chiesa di San Isidro lavoratoreLampioneLustrascarpeLa rana mayaParte di stuccoIl tempio IVMascheronePersonaggio mayaLa grande acropoliIl tempio ILa ceibaNovità e regaliArticoli commercialiCollettivoCane che giocaI dossi (le topes)Cartello pubblicitarioPaesaggio delle terre intorno a Champotòn
Torna al 2° giorno del viaggio 2010
Vai al 4° giorno del viaggio 2010
Cerca nel sito

Torna ai contenuti | Torna al menu